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Milizia Sdf accetta accordo Turchia-Usa: “fermerà attacchi Ankara”

ROMA – Le Sdf, le Forze democratiche di difesa, hanno annunciato che avvieranno le operazioni di ritiro dalle loro postazioni nel nord della Siria, lungo il confine con la Turchia. Lo confermano fonti interne alla milizia, composta principalmente da combattenti curdi. Anche le forze curde dell’Ypg lasceranno il confine con la Turchia, allontanandosi di 5 chilometri.

La decisione e’ giunta in seguito a negoziati tra i leader delle forze curde, la Turchia e gli Stati Uniti. Washington e Ankara hanno infatti convenuto nei giorni scorsi sulla creazione di una zona cuscinetto lungo la frontiera turco-siriana, che soddisfa i timori di Ankara di avere prossima alla propria frontiera un’area militarmente controllata dai curdi, che si estende per tutto il nord-est siriano.

Un’intesa accolta con favore dai curdi, che hanno deciso di portare via uomini e armamenti in segno di buona volonta’, dopo che Ankara ha assicurato che spostera’ le proprie postazioni di vedetta sul territorio turco, limitandosi a rapidi pattugliamenti oltreconfine. I curdi infatti contestano la presenza militare della Turchia in Siria, come quella nella provincia nord-occidentale di Hama, frutto di un’intesa con la Russia dello scorso anno.

Una presenza malvista anche dal governo siriano, il cui esercito nei giorni scorsi ha circondato la base nell’ambito dell’offensiva sferrata per rovesciare le ultime sacche di ribelli e gruppi estremisti, che controllano dal 2012 le aree di Hama e Idlib. Quanto agli Stati Uniti, intendono evitare uno scontro diretto tra turchi e curdi.

Grazie alla creazione di questa zona cuscinetto, ha dichiarato il portavoce delle Sdf, Amjed Osman, “l’escalation di attacchi da parte della Turchia nella Siria nord-orientale e’ stata temporaneamente fermata. Ma la minaccia turca non e’ esaurita”, ha aggiunto il portavoce, assicurando che le forze curde resteranno vigili rispetto ai movimenti della Turchia, mantenendo al contempo “relazioni positive e dialogo aperto con tutti gli attori attivi sul palcoscenico siriano”.

Rispetto alla questione dei trasferimenti di rifugiati siriani dalla Turchia attraverso la Siria nord-orientale, Zedan Al-Assi, a capo del Dipartimento della Difesa dell’Autorita’ autonoma del Rojava ha dichiarato: “Ogni siriano ha il diritto di tornare a casa e di non essere sfruttato come pedina dei piani per dividere l’unita’ della Siria” e “modificare l’assetto democratico della regione”. Al-Assi ha aggiunto poi che i curdi “arresteranno” tutti quelli che, di ritorno dalla Turchia, saranno ritenuti colpevoli di aver in passato “intrapreso azioni violente” contro il Rojava.

Intanto nelle provincie di Idlib e Hama e’ emergenza umanitaria, da quando Damasco ha avviato un’operazione militare che ha costretto all’assedio anche diversi milioni di civili: “La mancanza di acqua e servizi igienico-sanitari sono le maggiori preoccupazioni per le Ong presenti sul territorio” ha dichiarato alla ‘Dire’ Mohamad Kattoub, portavoce di Syria-American Medical Society (Sams).

I recenti sviluppi in questa regione “hanno causato un esodo di civili verso aree prossime al confine turco. i campi profughi non riescono piu’ a ricevere nuovi sfollati, gli operatori umanitari sono sopraffatti dalle necessita’ a cui devono rispondere”.