Original article by Futura D’Aprile, InsideOver.

Il 10 luglio l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, è arrivato a Damasco per promuovere nuovi colloqui di pace e dare finalmente forma alla Commissione che dovrà redigere la futura Costituzione del Paese.

Come annunciato dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusolgu, dopo 18 mesi di trattative le parti hanno trovato un accordo sulla composizione della Commissione, che sarà formata da un totale di 150 membri. I delegati che rappresenteranno il Governo di Damasco saranno 50, altri 50 saranno invece esponenti dell’opposizione, mentre i restanti posti saranno occupati dai rappresentanti della società civile.

Proprio la composizione di quest’ultima lista ha ritardato ulteriormente la nascita della Commissione, ma sembra che le parti abbiano finalmente trovato un accordo suoi suoi ultimi sei membri. Secondo quanto riportato dal sito The New Arab, il regime siriano e i suoi alleati russi indicheranno due nomi, mentre Pedersen nominerà gli altri quattro.

In una dichiarazione rilasciata durante il suo viaggio in Siria, l’inviato speciale delle Nazioni Unite ha specificato che i membri della Commissione dovranno rappresentare “lo spettro più ampio possibile della società” siriana. Peccato però che nella lista dei 150 membri, almeno per il momento, manchi un attore che ha avuto e ha tutt’ora un ruolo importante nella guerra in Siria, soprattutto per il suo impegno nella lotta contro lo Stato islamico: la comunità curda.

Abdulkareem Omar, co-presidente delle Relazioni estere dell’Amministrazione autonoma del Nord-est della Siria, ha commentato tramite il Rojava information center l’assenza di rappresentati dei curdi non solo nella Commissione ma anche nei colloqui di pace. “Un mese fa il Consiglio democratico siriano e l’Amministrazione autonoma del Nord-est della Siria hanno incontrato per due volte Pedersen a Oslo per discutere della formazione della Commissione per la Costituzione e del processo di pace”.

Secondo Omar, è impossibile pensare a una soluzione del conflitto siriano senza il coinvolgimento dei curdi e dei rappresentanti dell’Amministrazione del Nord-est nei colloqui di Ginevra. “Lo stesso discorso vale per la Costituzione siriana. Se l’Amministrazione autonoma non sarà inclusa nella Commissione non sarà possibile redigere un nuovo testo costituzionale. Inoltre, se continueremo ad essere esclusi, non riconosceremo quanto contenuto nella nuova Costituzione. Se non saremo parte del processo non lo accetteremo”.

Inoltre, prosegue Omar, il testo costituzionale dovrà” riconoscere i diritti dei curdi e le strutture” create nella Siria del Nord-est. Richieste, quella dell’Amministrazione autonoma, che potrebbero essere esaudite – almeno in parte – se Pedersen decidesse di insmerire i curdi tra i quattro membri della Commissione di sua scelta. Una mossa che difficilmente troverebbe il favore del regime di Damasco e che darebbe legittimità alle istituzioni del Rojava.

Le difficoltà del processo di pace

La ripresa dei colloqui di pace e la stesura di una nuova carta costituzionale non sono le uniche preoccupazioni dell’inviato speciale. Una delle questioni da risolvere per poter giungere alla fine della guerra in Siria riguarda la stabilizzazione di Idlib, ultima area situata nel Nord-ovest del Paese controllata dall’opposizione e dai qaedisti di Tahrir al-Sham.

Il regime di Damasco, supportato dalle forze russe, continua a bombardare l’area nonostante l’accordo firmato a settembre del 2018 tra Russia e Turchia sulla demilitarizzazione dell’area. L’obiettivo di Assad, per quanto difficilmente raggiungibile, è di riprendere il controllo di Idlib manu militari, arrivando così al tavolo delle trattative da una posizione di forza.

A rendere ancora più difficile il lavoro di Pedersen è anche la sfiducia degli Stati Uniti nei confronti dei colloqui di pace: secondo Washington è necessario indire elezioni nazionali, assicurare il rilascio dei detenuti e raggiungere un cessate il fuoco in tutta la Siria.