Original article by Marco Gombacci, InsideOver.

La situazione all’interno del campo di prigionia nella Siria nord orientale di al-Hol, che ospita migliaia di jihadisti dell’Isis e le loro mogli, si fa sempre più calda. Dopo le bandiere nere del Califfato issate nelle scorse settimana, ora, secondo un’indagine del Rojava Information Center riportata dal giornale britannico The Independent, un gruppo di donne rinchiuse nella sezione speciale del campo – perché sospettate di simpatie jihadiste – ha lanciato una campagna online per raccogliere fondi per sostenere le mogli dei combattenti dello Stato islamico e un loro eventuale tentativo di fuga.

La campagna, supportata da un intermediario in Germania, è prevalentemente volta ad ottenere dei finanziamenti dai simpatizzanti di al-Baghdadi in Europa. Lettere e video in tedesco, inglese e arabo, sono stati postati su un canale Telegram considerato vicino all’Isis. Le donne, di cui alcune europee, si lamentano delle condizioni nel campo: “La vita nelle mani degli infedeli non è affatto facile”, scrive una mujaheddin in uno dei messaggi circolati online. Nelle foto e nelle lettere si richiede supporto economico per cibo, acqua ed elettricità anche per i loro figli. In unla foto si possono vedere quattro donne con dei cartelli “Libertà per le prigioniere!” e in un altro semplicemente la scritta “Germania,” chiaro messaggio ai loro fiancheggiatori in terra teutonica.

In uno dei conti sono stati raccolti, fino ad ora, circa 3000 euro attraverso la piattaforma di pagamento online PayPal ma altri conti possono aver ricavato somme più alte. Per evitare di incorrere nella chiusura degli account, i jihadisti hanno utilizzato un linguaggio in codice. “Non utilizzate delle espressioni islamiste. C’è il pericolo che la campagna venga bloccata,” avverte uno dei profili che si crede essere tra gli ideatori della raccolta fondi. Per fuorviare i servizi di sicurezza, un conto è stato intitolato “Viaggio di nozze a Vienna” mentre altri dicono di voler raccogliere fondi semplicemente per degli incontri di boxe.

La tensione all’interno del campo di al-Hol è al centro delle polemiche per il rischio di una nuova ondata di radicalizzazione tra i prigionieri. I servizi segreti di tutto il mondo temono che alcuni detenuti possano ritornare nel Paese dove possiedono la cittadinanza, ancora radicalizzati e rappresentando così una minaccia per la sicurezza nazionale. Un’altra preoccupazione riguarda i bambini che continuano a vivere in un ambiente con una forte impronta islamista e dove le donne ancora insegnano loro la sharia cercando di creare quella nuova generazione di jihadisti per non far morire il sogno di un nuovo Califfato.

Per risolvere questa situazione, le autorità curde hanno lanciato una proposta: un Tribunale Internazionale, una sorta di Norimberga dell’Isis, su territorio controllato dai curdi siriani e cofinanziato dalla comunità internazionale risolvendo nello stesso momento il problema dei rimpatri dei foreign fighters, delle loro mogli e la raccolta delle testimonianze e delle prove di colpevolezza.

Per far ciò è necessario un supporto economico e politico esterno anche per migliorare la gestione dei campi profughi, altrimenti destinati all’implosione. Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia sono i Paesi europei che potrebbero sostenere questa soluzione mentre gli Stati Uniti invece continuano a indicare ai partner europei la necessità di rimpatriare i propri foreign fighters per processarli con leggi europee.